Gli imbuttabili …. ovvero: psicologia spicciola da guardaroba

“Quando una donna si ritrova a fare i conti con il proprio guardaroba”

Care amiche lettrici in questa settimana di caldo infernale causa trasloco e difficoltà di logistica nella mia nuova (e temporanea, sig sob!) dimora mi sono ritrovata a dover fare i conti con il mio guardaroba.

Questo, penso che lo sia anche per molte di voi, lo definirei un atto di “responsabile-masochismo”: per quanto mi riguarda è responsabile perché prima o poi devo affrontare ciò che è nascosto dietro semplici ante di legno e per chi è più fortunata, dietro la porta della cabina armadio (sappiate che vi invidio tanto, tantissimo, grrrr!), e non sono solo vestiti, scarpe, borse e quant’altro il commercio possa far indossare a noi povere schiave della moda ma sono i sensi di colpa della spesa superflua, della tuta da boxeur mai utilizzata ma comprata perché quel giorno ti eri resa conto di avere la pancetta e su internet avevi letto che la box ti avrebbe reso in forma in meno tempo del previsto, di tutte le magliettine comprate nei luoghi di vacanza dove sei stata per poi lasciarle ingiallire con i ricordi del viaggio, per le migliaia di volte che sentendoti triste e sola, ti sei comprata un vestito-consolatore semplicemente per avere maggiore autostima.

Del masochismo mi pare che non ci siano bisogno di spiegazioni dopo aver dettagliatamente spiegato il fatto della responsabilità!

Diciamo che sul fatto degli acquisti compulsivi ci sarebbe da fare una dissertazione lunga quanto un nuovo articolo, quindi torno velocemente al fatto del fare i conti con il mio guardaroba.

Affrontiamo il problema: guardaroba nun te temo!

All’inizio ci passo davanti come se non lo notassi e con la coda dell’occhio lo osservo instaurando uno pseudo colloquio mentale in cui dico “So che sei qui, anche se non ti guardo!” e lui risponde “Eccomi qua! Aprimi e guarda cosa sei stata in grado di fare negli ultimi saldi! Affronta la realtà!” e così, dopo aver spazzato in tutta la casa, caricato la lavatrice, pulito il bagno, fatto tutte le faccende di casa possibili, accendo la tv e, facendo finta di essere interessata alla trasmissione, mi avvicino lentamente all’anta maledetta e la apro con molta nonchalance , come se non vi fosse nulla di strano. Mentre osservo in religioso silenzio le

Scena tratta dal telfefilm "Sex and the city" - Carrie ed il suo guardaroba
Scena tratta dal telfefilm “Sex and the city” – Carrie ed il suo guardaroba

pile di golfini, pashmine, magliette, vestiti, jeans, camice accumulate in uno spazio decisamente troppo stretto per contenere quella mole di abiti, sospiro ed inizio quella “dolorosa scelta” che sembrava tanto divertente nel film di “Sex and the city” (peccato che a lavoro concluso non mi aspetta un attico a Manhattan con un Mr Big compreso!!) su cosa potrei ma non vorrei buttare o magari riciclare alle mie amiche.

E proprio quando il duro lavoro sembrava terminato, quando il mio periodico incubo pareva fosse finito, eccoli che si ripropongono anche stavolta, sono loro, “gli imbuttabili”, ossia i capi che nonostante non metta da anni continuano a persistere nel mio armadio e come delle vecchie glorie guardano dall’alto in basso i pivelli da una stagione e via.

Gli imbuttabili: il vero problema di una donna. Altro che amore non corrisposto o ciclo metruale!

Ma cosa hanno gli speciali “imbuttabili” da avere questo record di presenza nel luogo più soggetto ai cambiamenti umorali della donna? Semplice, hanno un ricordo affettivo o nascondono un segreto desiderio mai realizzato, che ogni qualvolta apriamo l’armadio (mi scusino coloro che hanno la cabina armadio, ma sono troppo abituata a parlare di armadio per mia esperienza personale, non si sentano escluse dall’argomento comunque!) e li notiamo ci torna alla mente, ci fa sorridere, battere il cuore e magari inumidire gli occhi. E se a volte, questo è romantico e sano, una sorta di pet-terapy con i vestiti, in molti casi è assolutamente sbagliato!

Scena tratta dal film "Sex and the city" - le ragazze giudicano gli abiti del guardaroba di Carrie
Scena tratta dal film “Sex and the city”

Allora dico sì a chi tiene il golf (epocalmente fuori moda!) fatto a maglia dalla nonna che non c’è più, o al foulard ormai consumato fino allo sfinimento con cui hai affrontato le tue sfide lavorative più importanti, insomma sì a tutto quello che ti crei positività, ti risvegli sensazioni positive e magari sia pure poco spazioso!

Ma assolutamente no, ed ecco l’esempio vivente, a quei jeans taglia 38 che mi sono voluta comprare per forza otto anni prima, solo perché mi facevano un bel sedere e magra come non mai (e certo! Non respiravo quasi ad indossarli!) ma che sono riuscita ad indossare per qualche mese dei tempi migliori della mia forma fisica e sempre con qualche difficoltà nell’abbottonatura.

Una donna almeno una volta all'anno si ritrova ad una faccia a faccia con il proirio guardaroba
“Faccia a faccia” con il proprio guardaroba

Li guardavo e loro guardavano me (sempre nel mio mondo del guardaroba animato…) e pensavo all’ultima volta che li avevo messi, circa un mese prima, sotto l’onda dell’entusiasmo di aver perso un kg (e ribadisco un kg, non due taglie!), quando neanche l’aver fatto a botte con me stessa per abbottonarli mi dissuase dal mio intento e disgraziatamente nel pomeriggio a lavoro ebbi pure una colica intestinale perché mi stringevano troppo e dovetti stare tutto il pomeriggio con i pantaloni sbottonati e tornare a casa ripiegata su me stessa dal dolore e dalla vergogna di aver voluto testardamente infilarmi in una taglia a me fisicamente proibita.

Perchè ci ostiniamo a tenere certi capi nel nostro guardaroba? Perchè siamo delle eterne sognatrici!

Ma e ribadisco MA, nonostante questi ricordi pessimi, ero ancora indecisa sul buttarli o no, e quindi, indispettita da me stessa e dal mio atteggiamento da ariete testarda, decisi di affrontare la cosa: “Perchè?!? Perché mi ostino a tenere questi pantaloni?!?” Dovevo farmi questa fatidica domanda e così sono entrata in autoanalisi per qualche minuto: ok, erano belli, ok, mi erano costati un bel po’ e quindi scocciava buttarli, ma non è ok che un giorno sarei diventata una taglia 38! Ecco l’arcano! Ero convinta che un giorno nel mondo parallelo in cui io avrei acquistato dieci centimetri di altezza e perso i kg che mi separavano da me e la taglia tanto desiderata, avrei indossato quei pantaloni!!! Si certo e poi avrei preso la mia macchinetta fabbrica soldi e sarei andata a fare shopping…. d’un tratto mi sono resa conto che era proprio questa mia voglia di non essere me stessa che mi portava a tenere questi pantaloni come la mia vita immaginaria nel mio mondo ideale.

Basta, in questi otto anni ero maturata abbastanza (o forse è stato quel mal di pancia assurdo…!) da capire che io ero quella che ero e non sarei potuta e voluta essere diversa da come sono (crisi premestruali permettendo!) e quindi via, non solo ho tolto quei maledetti pantaloni dal mio armadio ma li ho regalati ad una mia amica che poteva permetterseli, fisicamente parlando!

Da questa estenuante lotta con il mio guardaroba il risultato stavolta è stato: aspetto del mio armadio sempre pessimo, ma autostima in forte crescita!!!! Orgogliosa del momento di autoanalisi ben riuscito, auguro anche a tutte voi un face to face con l’armadio che vi rendi ogni volta sempre più forti e sicure!

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