Il “dolore” del parto

Carissime amiche, oggi mi rivolgo particolarmente a voi che come me, siete madri o state per diventarlo, perché voglio parlarvi di una cosa molto importante che forse condividerete con me dopo aver letto l’articolo in questione: il dolore del parto.

Quei lunghi, infiniti nove mesi che ci separano dal fatidico giorno

Parliamoci chiaro, sono nove mesi duri quelli che affrontiamo, per chi più o per chi meno, ci sono state comunque delle difficoltà, da quali posso partire per fare un elenco?

Scena del film film "Molto incinta" - il parto
Scena del film film “Molto incinta” – il parto

Le prime sono quelle del corpo, le nausee mattutine o, ahimè, perenni, l’intolleranza per certi cibi o certi odori in particolare, gli sbalzi d’umore, la stanchezza, l’insonnia notturna e poi man mano che il fagiolino cresce si hanno sudorazioni mai viste, smagliature, mal di schiena, mal di collo, piedi gonfi, faccia gonfia, pancia immensa che impedisce qualsiasi movimento, ogni mossa prima normale con l’avvicinarsi del parto diventa immane, reflusso, palpitazioni incapacità di respirare a pieni polmoni, insomma un disastro per il fisico, ma anche per la mente.

Si perché mentre al di fuori sei come nella canzone di Pelù “il mio corpo che cambia nella forma e nel colore” dentro alterni stati di euforia totale a depressione cronica o sensibilità ultraterrena che neanche Maria Teresa di Calcutta, il tutto con tuo marito/compagno che ti guarda attonito come se fossi posseduta e vorrebbe solo prenderti ed urlare “esci da questo corpo” in tutti i sensi direi.

A lavoro: facce amiche o nemiche?

I primi mesi la pancia non si vede, ma gli ormoni circolano a palla e magari il tuo self-control per cui sei tanto famosa a lavoro va a puttane ed incominci a sclerare come una matta per l’ennesimo casino che ti combina quella collega antidiluviana che non ha mai saputo usare il computer e che si ostina a fare sempre i soliti banali demenziali errori.

Donna che perde le staffe durante il periodo pre-parto.
WTF!

“CxxxO! Scrivitelo da qualche parte come si fa no?!?!” Prima lo pensavi tra te e te, ora glielo urli in faccia.

E così anche a lavoro si scopre che sei incinta, e sì tutti anche qua iniziano i problemi perché, non contando chi ha un contratto di precariato o le partite iva che sono fottute in partenza e possono dire ciao ciao alla maternità a priori, chi ha un contratto dipendente si vede magari avvolto dalla comprensione di tutti, il capo addirittura ti fa la festa (si ma in che senso?!?) se è donna ti spalleggia e ti affianca come se fossi una compagna di camerata e ti dispensa consigli non richiesti su come per lei sia stato difficile, soprattutto visto la posizione che ricopre, conciliare maternità e carriera, etc etc. Ma perché allora continui a sentirti seguita con lo sguardo ogni volta che ti alzi per andare in bagno visto che la vescica è diventata ipersensibile? Perché hai la sensazione netta che se metti una ecografia durante l’orario di lavoro perché non c’era altra possibilità tutti sparlino di come stai approfittando del parto per saltare qualche ora di ufficio? Perché se un giorno esci prima mezzora per via dei giramenti di testa, nonostante tu abbia ore in surplus in abbondanza, il tuo capo sembra che ti osservi come l’alunna guardata dalla professoressa mentre cerchi di spiegare che il cane ti ha mangiato i compiti?

Il tutto come sempre contornato da sguardi comprensivi (da cui spuntano saette) e frasi adulatorie (da cui esce veleno) e sorrisi rincuoranti (con denti da Dracula).

La trafila delle analisi: altra ansia che si accumula!

Infine vogliamo parlare della sfilza di analisi, analisine, tastatine, intromissioni in posti che neanche da sola ti piace guardarti (vedi tampone vagino-rettale) e privazioni a cui ci dobbiamo sottoporre? Un’infinità! Sperando che tutto fili liscio, altrimenti son cazzi! Non puoi mangiare prosciutto, crostacei, cozze, verdura cruda, certi latticini, praticamente in confronto la dieta vegana è uno scherzo! Diventiamo talmente isteriche per una voglia di panino con il prosciutto crudo che se aprissero una prosciutteria sotto il reparto maternità il proprietario diventerebbe un milionario!

Ed è così care lettrici che passano questi lunghi, inarrestabili nove mesi e capisci la reale, unico dolore del parto.

La tenerezza di un neonato subito dopo il parto
“Il parto è il primo vero distacco con nostro figlio”

Si, che tutto passa troppo in fretta, che un giorno ti accorgi di essere diventata un barile ambulante e non ti sei assaporata adeguatamente ogni istante, e ripensi al primo movimento percepito del bambino, alla prima vera e propria scalciata con triplo salto carpiato, alla prima volta che facendole il solletico sulla pancia si è mossa, a tutte quelle volte che cantando una canzone in auto o in casa sembrava che il tuo piccolino ballasse insieme a te, ad ogni volta che ti sei sentita triste ed hai pianto ma ti sei fatta forza perché sentivi che DAVVERO non eri sola.

Il parto è un atto d’amore e dolore insieme

Ecco, il dolore del parto è lasciare andare via qualcosa che abbiamo custodito per così lungo tempo, è il primo vero distacco che dobbiamo affrontare con nostro figlio e la sera prima di addormentarci, con la testa appoggiata sul cuscino, magari versiamo una lacrimuccia al pensiero, anche se sappiamo che il bello deve ancora venire.

Portiamo la vita dentro di noi, e per quanto lunghi siano nove mesi, capiterà che, passato del tempo, mentre sei in macchina, o mentre fai la spesa, o in qualsiasi altra situazione vedrai una donna incinta, ti sfiorerai il ventre pensando “quanto mi manca la mia pancia”.

Perchè quella è davvero l’unica, inequivocabile pancia che a noi donne piace avere davvero.

One thought on “Il “dolore” del parto

  1. Parole più che vere, condivido dalle ansie al lavoro alle ansie degli esami! Però chissà perché…forse è passato ancora troppo poco tempo dal mio parto..ma quando vedo una ragazza con la pancia il mio primo pensiero pensando al parto è “Povera leiiiii!!!!!!!” 🙂

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