Da laureata a disoccupata, un passo breve quanto quello di una formica!

Finalmente Dottoressa!

Ebbene sì, finalmente ce l’hai fatta, ti sei laureata, sei l’orgoglio della famiglia, i bigliettini da visita parlano chiaro: Dott.ssa. Sei tu! I giorni dopo la laurea sembra che tutto il mondo lo sappia e sia partecipe con te alla tua elevazione sociale, anche il solito barista che ti serve il caffè pare che ti dica “Sono 80 centesimi Dottoressa” , il fornaio “ Due pizzette Dottoressa?” e poi il benzinaio “ Il pieno Dottoressa?”, anche senza dirlo pare che tutto il mondo sia consapevole che non sei più solo un nome e cognome, ma sei anche un titolo.

Da laureata a disoccupata
Oh Mio Dio! Ora sono disoccupata?

Fase I: l’inizio della fine…cosa sta succedendo?

Così passano i primi giorni, la prima settimana, il primo mese da laureata titolata ed una mattina ti alzi con una sensazione strana, vedi che i tuoi non ti guardano più con orgoglio ma come una mangiapane a tradimento, ti accorgi che il giornalaio, il fornaio, il benzinaio non ti guardano più con ammirazione ma con comprensione mista a compassione e la sensazione strana aumenta, fino a che una mattina ti alzi e ti rendi conto della mera realtà: non sei più una una Neo-Dottoressa ma una Neo-Disoccupata.

Fase II: dalle stelle alle stalle, il passo è breve!

Ora capisci gli sguardi dei tuoi, ora capisci la compassione degli altri, ora tutti quei curricula inviati con tanta speranza a cui non hai ricevuto risposta sono più freddi di una doccia fredda, che ti riporta all’amara realtà del tuo passaggio dallo status sociale di Dottoressa a quello di Disoccupata.
Inizialmente l’orgoglio prende il sopravvento e pensi “comunque son sempre una laureata è inutile che mi guardi come una nullafacente”, ma poi le tue convinzioni vacillano e si sgretolano quando durante una telefonata per un’indagine di mercato ti chiedono la professione e te ti senti negare laureata come professione e sei costretta ad ammettere alla centralinista del call-center che sei una disoccupata. Lì realizzi che la situazione è precipitata, che è giunto il momento di darsi da fare.

Fanculo tutti! Io combatto! Sono o non sono una dottoressa? Il mondo non mi avrà come disoccupata!
Fanculo tutti! Io combatto!

Fase III: la reazione d’orgoglio

Rivuoi gli sguardi di ammirazione, ti spettano di diritto e farai di tutto per riaverli, progetti un’azione di spargimento di curriculum che neanche il miglior cacciambombardiere russo saprebbe fare meglio, se prima ne inviavi 1 al giorno ora ne invii 10, chiami amici, conoscenti, segretarie, professori, scrivi lettere di presentazione, consulti i siti del lavoro come prima consultavi quelli di gossip, al posto di Cosmopolitan ti abboni a LavoroOggi: inizia l’era della ricerca disperata del lavoro.

Ed il bello arriva proprio ora: decidi di comprare tutti giornali che parlano di offerte di lavoro, quando scopri che per comprarli tutti ti ci vorrebbe la paga di un’intera giornata di lavoro, perché quello che costa meno viene ben 2 euro per la bellezza di 6 pagine!Annunci di lavoro a peso d’oro proprio! Compri quindi un giornale solo, visto che le finanze scarseggiano e continui a mandare curriculum via etere, ma più passa il tempo e più il tuo telefono non squilla, più la tua mail appare meno popolata del deserto del Gobi, cominci a pensare che ci sia un buco nero in cui finiscono tutte le tue candidature e per questo nessuno ti chiama; vai all’agenzia interinale e ti dicono che li reclutano più o meno personale più specifico, non neolaureati ma elettricisti, camerieri, non che non siano mestieri dignitosi, tutt’altro, ma ti chiedi “ perché ho studiato tanto se poi alla fine quello che cercano nel mondo del lavoro è tutt’altro?”

Fase IV: la consapevolezza

Demotivata giorno dopo giorno, cominci a confessare la tua colpa ad amiche e parenti, tutti ti dicono “abbi pazienza vedrai che quando arriva il momento, ti chiameranno tutti insieme!” , apprezzi i loro sforzi ma ormai non ci credi più, momenti di rassegnazione si alternano a raptus di rabbia contro i fantomatici concorrenti per il posto di lavoro, inveisci contro di loro, gli dai dei raccomandati, maledici i tuoi che non sono imprenditori di successo o politici ammanicati e stremato cadi nella rassegnazione più totale.

Buaaaaa! ma perchè proprio a me?
“Buaaaaa! Ma perchè proprio a me?”

Proprio allora, proprio quando tocchi il fondo di depressione, quando sei talmente demoralizzata che non ti ricordi nemmeno in che cosa ti sei laureata, allora squilla il telefono; uno squillo diverso, uno squillo che ti sveglia dal torpore, lo capisci subito che è uno squillo professionale: il primo di un mondo di colloqui ti aspetta! O forse no…..ta dan! Paura è?!?

In bocca al lupo a tutti i neo-laureati da un’eterna disoccupata mentale!

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